Lunedì, 07 Gennaio 2013

Il riordinamento della documentazione prodotta dalla Diocesi di Narni e da altri enti ad essa inerenti

Francesca Piantoni
Sezione Studi

I fondi archivistici conservati a Narni dopo un lungo periodo di abbandono e di disordine vennero riscoperti nel 2003 per merito di un progetto di tutela stilato dalla Soprintendenza Archivistica per l’Umbria redatto dal dott. Carlo Rossetti. Fu questo che permise un primo studio e l’avvio al riordino evitando al materiale documentario di rimanere accatastato e sconosciuto.

Esposto all'umidità e a condizioni conservative tutt'altro che ottimali vide peggiorare la situazione per una serie di crolli del tetto nel locale adibito alla sua collocazione. Molte delle carte fuoriuscirono dai faldoni e rimasero per qualche tempo sotto i calcinacci, in molti casi, purtroppo, deteriorandosi al punto da essere irrecuperabili. 

Negli anni ’60, qualcuno tentò di creare delle buste tematiche relative ai diversi centri abitati o ad istituzioni. Questo intervento ha reso complicato e in parecchi casi impossibile il recupero del vincolo archivistico che collega tra loro i documenti. Attualmente molto materiale risulta privo di significato, essendo saltato quel vincolo. Si tratta di carte con annotazioni di spese, calcoli, nomi di persone, ricevute di pagamenti, etc. privi di riferimenti che potrebbero suggerire un loro valido collocamento all’interno del complesso archivistico.

È evidente che la situazione di partenza presentava un totale sconvolgimento dell’ordine originario. Inoltre il materiale documentario non è mai stato studiato sistematicamente; presumibilmente proprio a causa del suo disordine o comunque a causa delle difficoltà tecniche che si saranno presentate a chi avrebbe voluto fare ricerca. Ma per poter procedere nel riordinamento archivistico è essenziale la conoscenza della vita dell’ente produttore dei documenti. Quindi l’assenza di ricerche ha complicato il lavoro già di per sé arduo in quanto è dovuto andare di pari passo con lo studio del contenuto delle carte. Tutto ciò sarebbe stato semplificato dal reperimento di inventari antichi in grado di suggerirci come ricostruire l’attività dell’ente e dei suoi uffici. Ci è giunto solamente un Inventarium della cancelleria redatto per ordine del vescovo Bucciarelli dai cancellieri episcopali tra il 1641 e il 1647. Il pezzo più antico inventariato in quell'occasione è un quinterno di inquisitiones degli anni 1537-1540 ora scomparso. Purtroppo si è rivelato decisamente poco utile al lavoro archivistico poiché si riferisce a un periodo storico della diocesi ancora poco produttivo dal punto di vista documentario e con un’organizzazione degli uffici molto meno complessa rispetto ai secoli a venire. Inoltre la maggior parte del materiale elencato è ormai perduto ed è quindi difficile un confronto tra le intitolazioni presenti nell’inventario e i documenti conservati a Narni. In ogni caso, almeno in parte, sulla base di questo strumento si è tentato di individuare le serie della curia vescovile.

Il primo intervento archivistico risale al 2004 e dopo un’ampia interruzione di circa 6 anni per mancanza di finanziamenti l’attività è ripresa attraverso il sostegno finanziario della Fondazione Carit, della Soprintendenza archivistica per l’Umbria e della Conferenza Episcopale Italiana. Inoltre a partire dal 2010 la Diocesi di Terni-Narni-Amelia ha aderito al progetto d’inventariazione messo a punto dalla CEI per gli archivi ecclesiastici usufruendo, quindi, del software CEI-Ar per l’archiviazione dei dati.

Come già accennato i documenti si presentavano conservati in scatoloni e faldoni privi di indicazioni o con indicazioni errate. Di volta in volta sono stati aperti; sono stati estratti fascicoli, registri e soprattutto carte quasi sempre disomogenee cronologicamente e per contenuto. Ciò ha richiesto un’attività certosina di riconoscimento dei documenti che, in un secondo momento, sono stati inseriti nei fondi e nelle serie di appartenenza per giungere poi alla schedatura informatica, premessa essenziale per l’inventariazione.

Ciò ha permesso di rilevare altri fondi oltre all’archivio principale, quello prodotto dalla diocesi durante le sue mansioni. Sono emersi gli archivi del seminario, di varie parrocchie, monasteri, confraternite e altri enti pii e assistenziali di Narni e del territorio entro i confini diocesani. Tutti archivi prodotti da enti soggetti al controllo del vescovo di Narni.

Il materiale documentario della curia vescovile è compreso tra il XVI secolo e il 1907; anno in cui le diocesi di Terni e Narni vengono amministrate da un unico vescovo pur rimanendo separate nei loro uffici. Nel corso del riordino sono stati rinvenuti solo pochi pezzi precedenti il passaggio dei lanzichenecchi a Narni dopo il sacco di Roma nel 1527. Ovviamente non si può affermare con certezza che ci sia una connessione tra la mancanza di carte precedenti a quell’avvenimento e il saccheggio della città.

Sono emersi alcuni documenti più antichi ma prodotti da altri enti. Un libro parrocchiale di S. Egidio di Montoro degli anni 1513-1530, un registro di affitti e censi dell’abbazia di S. Cassiano di Narni degli anni 1495-1648 e una pergamena della collegiata di Otricoli del 1299. Sono stati reperiti anche alcuni instrumenta del XVI secolo provenienti dal monastero di S. Margherita di Narni tra cui uno del 1524. Occorre comunque ricordare che nel Cinquecento e soprattutto prima del concilio di Trento (1545-1563) la produzione documentaria diocesana e dei luoghi pii non era così consistente. Per cui anche in altri territori dove non si sono verificate particolari catastrofi i documenti più antichi sono davvero pochi.

Il registro di Montoro risulta particolarmente interessante. Infatti riporta le nascite e le morti dei parrocchiani prima che il concilio tridentino ne decretasse l’obbligo per i parroci. Vi sono inoltre memorie di tipo economico, alcune profezie che ricordano le centurie di Nostradamus e gli elenchi dei confratelli e delle consorelle del Ss.mo Sacramento. Nomi che sono ancora quelli fantasiosi del Medioevo e dell’epopea cavalleresca mentre dopo il concilio saranno scelti prevalentemente quelli dei santi.

Dove non è stato possibile ricostruire con certezza le serie archivistiche si è dovuto ipotizzarle alcune, così è il caso della serie “Scritture notarili e di cancelleria” che racchiude per lo più contratti, testamenti, deposizioni, perizie e fedi. Materiale forse fuoriuscito da pratiche appartenenti ad atti civili, criminali, matrimoni o forse atti ecclesiastici.

Oggi l’archivio presenta una notevole quantità di documenti pronti per essere studiati e per permettere una conoscenza approfondita delle vicende storiche del territorio e dei suoi abitanti, che hanno lasciato interessanti tracce della loro vita. Il materiale, conservato nel Centro Diocesano di Documentazione in piazza Cavour n. 8 a Narni, costituisce una fonte inedita per i ricercatori che vorranno sfruttare le sue potenzialità. Il Centro è aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 15, ma per la consultazione del materiale archivistico si suggerisce caldamente di prendere appuntamento con i responsabili.

Mi preme sottolineare a questo proposito che una parte consistente del materiale di Narni richiede urgenti interventi di restauro, affinché il lavoro di riordino e la cura per riportare alla luce la storia della diocesi non siano, almeno in parte, vanificati.

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