Martedì, 04 Dicembre 2012

L'Archivio storico diocesano di Narni e l'Archivio del Capitolo della Cattedrale

Carlo Rossetti
Sezione Attività

Si sono concluse le attività di riordinamento e inventariazione della documentazione prodotta fino al 1907, quando la diocesi fu affidata al governo del vescovo di Terni.

L’istituzione della diocesi di Narni sembra risalire almeno al secolo IV, con la nomina del vescovo Giovenale, mandato da papa Damaso I; nella seconda metà del VI secolo alla curia narnese furono affidate anche le comunità di Terni e di Carsulae, e, nel secolo successivo, quella d’Otricoli.

Dall’anno 760 la cura della chiesa ternana fu trasferita al vescovo di Spoleto; in ogni modo il territorio della diocesi narnese rimase ugualmente ampio, poiché si estendeva fino a Calvi, Otricoli, Sangemini, Collescipoli e Stroncone.

Dopo il Concilio di Trento, tra il XVI e il XVII secolo, l’azione d’illustri vescovi, come Giovanni Battista Toschi, Giovanni Paolo Buccerelli, Raimondo Castelli, diede nuova vitalità alla vita della chiesa narnese; nel XVIII e nel XIX secolo particolarmente efficace fu l’attività dei vescovi Nicolò Terzaghi, Prospero Celestino Meloni, Giacinto Luzi, Cesare Boccanera.

Nel 1907, con decreto di san Pio X, la diocesi, come già detto sopra, fu affidata al vescovo di Terni; con la riforma del 1986 si aggiunse anche quella d’Amelia, e dalla fusione delle tre nacque l’attuale diocesi di Terni Narni Amelia.

Per i documenti prodotti dai vescovi nell’esercizio delle proprie funzioni e dalla cancelleria vescovile, gli atti giudiziari del tribunale ecclesiastico, i libri d’amministrazione della mensa vescovile, l’estremo remoto è il 1540, mentre l’estremo recente in alcune serie oltrepassa abbondantemente il 1907; ad esempio, quella dei Matrimonialia prosegue senza cesure anche negli anni successivi, perché gli atti continuarono ad essere conservati a Narni.

Molto consistente è la documentazione prodotta da enti, ecclesiastici e laici, soggetti a vario titolo al controllo vescovile, ricevuta dalla Curia in conformità alla normativa del diritto canonico o allo scopo di controlli amministrativi. Tra questi documenti il più antico è una pergamena del 1299, relativa a una causa per il possesso di alcuni beni intentata dal cappellano e dall’arciprete della chiesa collegiata di S. Maria di Otricoli.

L’archivio, che circa un secolo fa Giuseppe Mazzatinti, nel vol. 4 de Gli archivi della storia d’Italia, dichiarò essere "in assoluto disordine", era conservato in origine nel palazzo vescovile, situato nell'attuale Piazza Cavour, da dove fu trasferito nel 1984 nell'ex seminario della diocesi, all'interno del convento di San Francesco; purtroppo, nel 1995, il crollo di una campana, che sfondò il tetto del locale d’archivio, mise a rischio la conservazione delle carte, finite sotto le macerie e poi reinserite in maniera disordinata nelle buste.

Un iniziale e parziale riordinamento si deve all'opera paziente e appassionata del sacerdote mons. Gino Cotini. In seguito, per assicurare una più corretta conservazione e preservarla da dispersioni, la documentazione fu temporaneamente trasferita a Terni, nei locali dell’Ufficio beni culturali ecclesiastici della Diocesi. L’archivio, che ora ha trovato la sua sede definitiva nel Centro Diocesano per la Documentazione di Narni, è stato oggetto, tra il 2003 e il 2011, di tre successivi interventi di riordinamento e inventariazione informatizzata, finanziati dalla Direzione Generale degli Archivi e progettati dalla Soprintendenza archivistica per l’Umbria. Inoltre, grazie a contributi concessi dalla Fondazione CARIT, nel 2012 sono proseguiti il riordinamento e l’inventariazione, affidati all’archivista libera professionista Francesca Piantoni, che ha partecipato anche a tutti gli interventi precedenti; il coordinamento scientifico dei lavori è stato svolto da Carlo Rossetti, funzionario della Soprintendenza archivistica. È stata prodotta, utilizzando il software Sesamo 4.1, una banca dati di oltre 1.200 unità archivistiche.

Da segnalare, per il valore storico e archivistico, l’Inventarium omnium et singularum scripturarum existentium in Cancelleria episcopalis narniensis, redatto per ordine del vescovo Giovanni Paolo Bucciarelli dai cancellieri episcopali Vincentius Herculeus, Franciscus Galieni e Iustinus Ferrante, succedutisi tra il 1641 e il 1647; il pezzo più antico inventariato in quell'occasione è un quinterno di Inquisitiones degli anni 1537-1540. Questo strumento di corredo si è rivelato particolarmente utile per la ricostruzione delle serie archivistiche.

Archivio del Capitolo della Cattedrale di Narni

L’archivio capitolare ha una consistenza di circa 650 unità archivistiche (pergamene, registri, volumi, buste, cartelle) e copre un arco cronologico compreso tra l’XI e il XX secolo.

Il fondo diplomatico raccoglie la documentazione più antica conservata nell’Umbria meridionale: sono 350 pergamene comprese in un arco temporale che va dal secolo XI al XVIII; il documento più antico è un diploma di Enrico III datato 30 marzo 1047. Le pergamene sono state oggetto, nel 2000, di un primo lavoro di schedatura informatizzata; dal dicembre 2011 ha preso avvio il completamento del lavoro, per realizzare uno strumento di ricerca impostato secondo i moderni criteri archivistici, che descriva in maniera analitica questo corpus documentario. A questo scopo, è stato elaborato, in collaborazione tra i funzionari Elisabetta David (Archivio di Stato di Terni) e Carlo Rossetti (Soprintendenza archivistica per l’Umbria), un progetto per la schedatura, la regestazione e l’inventariazione del fondo pergamenaceo, alla realizzazione del quale stanno lavorando due archivisti liberi professionisti, Cristiano Carmi e Vladimiro Coronelli.

 

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