Lunedì, 05 Ottobre 2015

Zavattini e la radio

Comunicato Fondazione Aamod
Sezione Scaffale

L'invenzione della radio diede all'improvviso la possibilità di dire a tutti tutto, ma  alla condizione che si avesse qualcosa da dire. Chiamato negli anni Trenta ai  microfoni dell'Eiar nella funzione di umorista, Zavattini rifiutò il mero scopo di divertire e abbellire la vita pubblica, ponendosi il problema di cosa dire e di come dirlo agli ascoltatori. Za è innovatore anche in quanto "radio umorista". Di che discorreva il nostro Zavattini in quelle trasmissioni? “Di niente”, rispose lo stesso scrittore in seguito. “Ero considerato una persona spiritosa, tanto più apprezzabile se non creavo dei fastidi. Me ne guardavo bene! C’era un clima un po’, dico solo un po’, di cautela come in via Teulada fino a qualche tempo fa. Sarei contento di leggervi una di quelle conversazioni, la la prima. Chissà che involontariamente non si riesca un po’ a capire l’ambiente, l’atmosfera. Ci sono delle volte che una situazione storica la capisci di più da una scarpa dell’epoca che da ciò che dicono gli storiografi i quali, per esempio nel caso di quell’epoca là, finiscono col confondere i riti e i miti con la sostanza della cosa”.

Dopo la guerra, guardato con qualche sospetto dai dirigenti della Rai per il ruolo svolto nel rinnovamento della nostra cultura e della società, ma anche riconosciuto come grande intellettuale e padre del neorealismo, Cesare Zavattini è chiamato a testimoniare la propria fiducia nel mondo. Ma proprio questo lo spinge a potenziare gli stimoli rivolti ai radioascoltatori. Inventando trasmissioni  e sperimentando nella conduzione dei programmi che gli venivano affidati, sino a quel "Voi e io punto e a capo" in cui – siamo alla metà degli anni Settanta – si ebbe l'episodio della "paroletta sporca" che infranse un tabù allargando nuovi spazi alla libertà espressiva.

L’episodio radiofonico "incriminato" sarà proposto all’ascolto durante la presentazione.

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Gualtiero De Santi insegna Letterature Comparate presso l'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo".  Le sue attività di saggista spaziano dalle letterature europee, al teatro, alla storia del film. 

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